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Il verme, il ricordo, l'errore: la memoria della planaria

Il verme, il ricordo, l'errore: la memoria della planaria

 Il verme, il ricordo, l'errore: la memoria della planaria

Il verme, il ricordo, l'errore: la memoria della planaria


Nel 1962 James McConnell sostenne di aver trasferito ricordi tra planarie attraverso il cannibalismo. La sua scoperta fu smentita e derisa per trent'anni. Nel 2013 una parte della sua intuizione più radicale è tornata a essere scienza seria.


Nel Michigan, nel 1955, un ricercatore accende una luce sopra una vaschetta d'acqua. Dentro nuota un verme piatto lungo pochi millimetri, una planaria. Un istante dopo la luce, arriva una lieve scarica elettrica. Il verme si contrae. Dopo qualche decina di ripetizioni, basta la luce, senza scarica, e il verme si contrae comunque.

Non è un riflesso innato. È un'associazione imparata. Quella che chiamiamo riflesso condizionato.

Il ricercatore si chiama James V. McConnell. La domanda che si pone in quel momento sembra semplice: dove finisce un ricordo, se l'organo che dovrebbe custodirlo è grande poco più di un nodo di cellule? La risposta che crederà di aver trovato qualche anno dopo gli costerà la reputazione. E la storia di come, decenni più tardi, un pezzo di quella risposta tornerà a essere scienza vera, è il cuore di questo articolo.

🍽️ Il salto azzardato

Nel 1959 McConnell taglia in due un verme addestrato. Aspetta che ogni metà rigeneri la parte mancante. La planaria fa esattamente questo: la testa rigenera una coda, la coda rigenera una testa nuova, completa di cervello. McConnell rimette entrambi i vermi davanti alla luce. Si contraggono tutti e due, anche quello nato dalla coda.

Il ricordo è sopravvissuto alla distruzione dell'organo che avrebbe dovuto contenerlo. Per McConnell la conclusione è una sola: la memoria non può stare solo nei due minuscoli gangli della testa.

Ispirato dagli studi dello svedese Holger Hydén sull'RNA neuronale, McConnell spinge l'idea al limite. Le planarie sono cannibali: addestra un gruppo di vermi alla luce, li riduce in poltiglia, li dà da mangiare a vermi ingenui. Nel 1962 pubblica un risultato che sembra confermare l'ipotesi più estrema possibile: i vermi cannibali imparano l'associazione più in fretta degli altri. Battezza la molecola misteriosa "RNA della memoria".

I giornali ne vanno pazzi. McConnell, che prima di diventare psicologo aveva lavorato come pubblicitario, sa raccontare bene questa storia al mondo. Il problema è che una storia raccontata bene non è ancora una storia vera.

💥 La caduta

Illustrazione di un documento scientifico respinto con timbro rosso su una scrivania anni '60, atmosfera drammatica


La fama arriva in fretta. Nel 1962 McConnell parla a Los Angeles, nel 1963 a Princeton. Psicologi come Donald Hebb e Karl Pribram seguono i suoi lavori con interesse.

Ma la scienza ha una regola semplice: un risultato conta solo se altri riescono a ottenerlo di nuovo. Nel 1964 tre ricercatori, Hartry, Morton e Keithlee, ripetono l'esperimento con controlli più rigorosi. Pubblicano su Science. Il trasferimento di memoria non c'è.

Altri laboratori ci provano, con risultati inconsistenti o assenti. Il tono della comunità scientifica cambia in fretta: dalla curiosità all'ironia. L'aneddoto sui vermi cannibali diventa una battuta nei corsi universitari, non un capitolo di scienza da studiare sul serio.

C'è anche un dettaglio che esce dal campo della scienza. Nel 1985 McConnell riceve un pacco bomba da Ted Kaczynski, l'uomo che il mondo conoscerà come Unabomber. Sopravvive, con danni permanenti all'udito. Muore nel 1990, cinque anni dopo l'attentato.

Eppure la domanda di fondo, dove va a finire un ricordo quando il cervello che lo custodiva non c'è più, non era affatto sbagliata.

🔬 La rinascita

Illustrazione astratta di una rete bioelettrica luminosa blu su sfondo scuro, stile scientifico moderno


Nel 2013, alla Tufts University, nel Massachusetts, il biologo dello sviluppo Michael Levin torna su quella domanda con strumenti che McConnell non aveva. Insieme alla ricercatrice Tal Shomrat, costruisce un sistema di addestramento automatizzato, senza i margini di errore delle osservazioni a occhio nudo.

Il test è diverso: non luce e scarica elettrica, ma abituazione a un ambiente familiare. Il risultato è netto. Il ricordo resta per due settimane buone, abbastanza a lungo perché un verme decapitato faccia in tempo a rigenerare un cervello nuovo. I vermi decapitati e addestrati, una volta ricresciuta la testa, riconoscono l'ambiente più in fretta di quelli mai addestrati.

Non è la conferma della RNA della memoria di McConnell. Il meccanismo resta in gran parte da chiarire, e oggi il campo di studio più promettente è la bioelettricità: il modo in cui le cellule comunicano tra loro con segnali elettrici, anche lontano dal sistema nervoso. Ma il nucleo dell'intuizione di McConnell era corretto. La memoria, nella planaria, non vive soltanto in quei due minuscoli gangli.

🌊 La lezione che resta

Un'idea sbagliata nel metodo può custodire, al suo interno, un'intuizione vera. Il compito della scienza non è scartarla per sempre al primo fallimento. È tornarci sopra, con pazienza, quando gli strumenti sono pronti per darle una risposta seria.



📚 Fonti / per saperne di più


📚🎬 Opere correlate

📘 Fiori per Algernon (Daniel Keyes) - romanzo classico sulla memoria e sui limiti dell'intervento scientifico.
🎬 Se mi lasci ti cancello (Michel Gondry) - dove risiede davvero un ricordo, e cosa resta quando proviamo a rimuoverlo.
🐍 L'Idra di Lerna - nel mito greco, il mostro di Eracle rigenera due teste per ognuna tagliata, a meno che la ferita non venga cauterizzata col fuoco. Duemila anni prima di McConnell, i greci avevano già immaginato un corpo che si oppone alla propria distruzione rigenerandosi. La planaria, in un certo senso, è l'Idra che la biologia ha reso reale.

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📷 Le immagini di questo articolo sono generate con intelligenza artificiale, con prompt e direzione artistica di Roberto Lanza.

⚠️ Disclaimer — Questo articolo nasce da un lavoro di ricerca e verifica accurato, ma la scienza è in continua evoluzione: se noti un'imprecisione o un errore, faccelo sapere.


Roberto Lanza — Laurea in Scienze Biologiche, docente abilitato in Scienze Naturali nella scuola secondaria di secondo grado. Ideatore e voce di Fuori Scala - Ai Limiti della Scienza.

Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2026




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